ZCash

Sono ancora molti i dubbi sulle criptovalute, espressi non solo dal mondo finanziario tradizionale, ma anche a livello istituzionale, tanto da spingere alcuni governi, in particolare quello cinese e quello francese, a porsi alla testa di coloro che vogliono perlomeno regolamentare il mercato delle monete digitali, se non stroncarlo del tutto. Una esigenza che risponde alla volontà di evitare nuovi shock a livello globale come quello che fece seguito nel 2008 alla scoppio della bolla dei mutui Subprime.
Va però rilevato che non tutte le cryptocurrency sono uguali. Se alcune obbediscono a intenti puramente speculativi, ve ne sono altre che invece sono il frutto di progetti estremamente innovativi, rivolti ad andare incontro a determinate esigenze, a partire da quella relativa all’anonimato preteso da molti utenti che svolgono transazioni online. In tal senso va sottolineato l’arrivo di progetti sempre più mirati, come quello rappresentato da ZCash, la moneta virtuale creata all’interno dell’istituto di crittografia dell’Università  John Hopkins di Baltimora, uno dei più celebri in assoluto nel suo particolare comparto.

Perché si parla molto di ZCash

Di ZCash si è parlato molto nel corso del 2016, proprio per il fatto che questa moneta digitale è considerata quella realmente in grado di assicurare il totale anonimato nel corso delle transazioni alle controparti interessate. A far discutere è stata in particolare una proposta di legge lanciata da un deputato di Scelta Civica, Stefano Quintarelli, tesa a colpire le criptovalute che sono in grado di garantire il massimo di privacy e soltanto esse.
In effetti ZCash può essere considerata il maggior risultato in tal senso, proprio per l’appoggio ricevuto dagli esperti di crittografia che si muovono intorno al mondo accademico di Baltimora. ZCash, infatti, applica la cosiddetta zero-knowledge proof al fine di impedire la rintracciabilità delle transazioni. Si tratta di un protocollo di natura ibrida che consente in pratica di ovviare a quello che era stato il tallone di Achille dei Bitcoin. Nel caso della moneta digitale creata da Satoshi Nakamoto, infatti, i dati relativi alla transazione avvenuta andavano ad essere raggruppati in blocchi e memorizzati su un registro decentrato, ovvero la blockchain. La blockchain, però, può essere visualizzata da chiunque, mediante la semplice utilizzazione del software Bitcoin oppure visitando una qualsiasi servizio di monitoraggio, di modo che qualsiasi informazione in essa contenuta diventa di dominio pubblico.

Come funziona ZCash?

Il principio da cui parte ZCash è quindi quello di implementare il protocollo di Bitcoin tramite l’aggiunta di una nuova tipologia di transazioni le quali permettono di non fare trapelare all’esterno chi sia a condurla o quale sia il genere di operazione messa in atto, con il relativo importo. In tal modo, la piattaforma creata porta dritto al varo di una moneta anonima separata, il cui compito è quello di viaggiare su un binario parallelo a quello riservato a tutte le altre valute simili.
Per farlo, sono state strutturate due tipi di operazioni, le quali si possono effettuare per mezzo del protocollo ZCash: le cosiddette mint e pour transactions. Di cosa si tratta realmente?
Le mint transactions permettono ad ogni utente di convertire valute non anonime in coins appartenenti ad uno specifico indirizzo ZCash. In pratica si tratta di un’operazione crittografica a tutti gli effetti, per mezzo della quale diventa possibile la conversione delle monete di base in nuove valute, specificandone il valore, l’indirizzo del proprietario e il numero di serie.
Le pour transactions costituiscono invece operazioni in grado di consentire di spendere le monete producendone al contempo di nuove, ma stavolta completamente anonime.
Va anche sottolineato come il protocollo ZCash sia stato progettato in modo tale da permettere in qualsiasi momento la verifica del valore delle monete effettivamente impegnate nelle transazioni, mantenendo al contempo l’assoluta segretezza sugli indirizzi degli utenti che hanno dato vita alle stesse.

Anonimato delle transazioni: perché fa paura?

Il motore del progetto è Zooko Wilcox, un crittografo già noto in precedenza, il quale ha deciso di spendere il suo nome in questo progetto avendo intuito il desiderio di molti consumatori di poter acquistare e vendere beni e servizi su Internet senza dover combattere con i tentativi portati avanti da malintenzionati intenti a carpire i loro dati sensibili per sfruttarli a proprio vantaggio. La ricerca di privacy, però, potrebbe in effetti essere la foglia di fico dietro la quale potrebbero andare a nascondersi attività illecite, come ad esempio quelle tese a ripulire capitali provenienti da operazioni criminali. Proprio a questo aspetto si riferiscono le autorità di pubblica sicurezza che hanno lanciato l’allarme sulla possibilità che le criptovalute possano diventare uno strumento in più per la criminalità organizzata. Del resto il Deep Web ormai da tempo le utilizza ad esempio per il pagamento di stupefacenti. Un pericolo che con una moneta come ZCash può effettivamente diventare reale e che spinge quindi alcune parti del mondo politico a chiedere una regolamentazione del settore.
Lo stesso Wilcox, da parte sua, ha affermato di non nascondersi come la sua criptovaluta possa infine trasformarsi in uno strumento in grado di aiutare i traffici di droga o armi. Allo stesso tempo, il suo appello è di guardare alle tante transazioni assolutamente lecite che possono trovare un valido ausilio in ZCash, che proprio per questo motivo risponde ad esigenze sempre più diffuse e, soprattutto, non illegali.
Il discorso del famoso crittografo statunitense, peraltro, sembra aver convinto una serie di nomi altisonanti della finanza, a partire da Naval Ravikant, già impegnato in operazioni di investimento in Twitter e Uber, Roger Ver, noto a sua volta per l’impegno a sostenere il mondo delle startup sui Bitcoin e Barry Silbert, il fondatore di Second Market, una famosa piattaforma di equity-trading. Proprio grazie al loro appoggio il progetto, considerato uno dei più innovativi in assoluto, è potuto partire contando su capitali in grado di consolidarne le basi. Ora non resta che vedere i successivi sviluppi dell’operazione, in un momento in cui il settore delle monete digitali è sottoposto a forti tensioni soprattutto a causa dell’intenzione palesata dal governo cinese che vorrebbe regolamentarlo in maniera sempre più rigida, in modo da evitare che possa montare una bolla speculativa simile a quella dei mutui Subprime che ha travolto l’economia globale nel 2008.

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